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http://apps.facebook.com/causes/357003?m=959a911friporto integralmente a fini divulgativi lo scritto di Paolo Roat -
http://apps.facebook.com/causes/activity/53244636SALVIAMO LA FAMIGLIA - Il minore ha diritto di essere educato nell’ambito della propria famiglia.La famiglia e la scuola per secoli hanno avuto un ruolo essenziale, sia sociale che morale. Oggi questo diritto viene spesso negato. Un genitore di fronte a psicologi, psichiatri e assistenti sociali, può ritrovarsi accusato di colpe mai commesse, sulla base di opinioni soggettive proclamate o come parere “medico” o come parere “scientifico”.
I fenomeni di cui parliamo sono conosciuti come "falsi abusi e allontanamento coatto dei bambini dalla famiglia e loro collocamento in comunità alloggio, affido o adozioni".
Le statistiche rivelano che circa il 20% delle sottrazioni coatte sono motivate da assenza coatta dei genitori (provvedimenti carcerari), morte di entrambi i genitori, maltrattamenti o abusi. Il rimanente 80% circa avvengono con la motivazione di "inidoneità genitoriale". Questa motivazione ha aperto le porte a innumerevoli violazioni di legge e dei diritti.
Tramite valutazioni soggettive ed opinabili, psicologi e assistenti sociali spesso inducono il Tribunale dei minori a prendere provvedimenti drastici e drammatici, sottraendo i figli alla famiglia, collocandoli nelle comunità, mettendoli poi sotto indagine, analisi e quant’altro. La famiglia, nella maggioranza dei casi, è totalmente impotente di fronte a questo sistema che opera con l’ausilio, se i genitori si rifiutano, della forza pubblica.
Riteniamo che sottrarre i bambini ad una famiglia debba essere un evento straordinario, motivato solo da gravi e comprovate colpe.
Riteniamo inoltre che non si possa stabilire la responsabilità e l’inidoneità di un genitore attraverso valutazioni personali o test psicologici che non hanno alcuna validità scientifica.
Sulla base di centinaia di casi esaminati, osserviamo un attacco frontale operato contro l’autonomia e il ruolo fondamentale della famiglia che viene delegittimata da figure ascientifiche.
Per arginare questo fenomeno sono sorte in Italia molte associazioni con l’obiettivo di denunciare, difendere e tutelare i diritti fondamentali della famiglia e della genitorialità.
Nessuna famiglia è potenzialmente al riparo dall’errore “scientifico” dello psicologo, psichiatra e assistente sociale. Qualsiasi famiglia può essere coinvolta, come il caso di Basiglio insegna.
Le associazioni firmatarie del presente manifesto si pongono come difensori della famiglia, per evitare l’errore giudiziario che ha origine specialmente da opinabili perizie.
Sostenere questo movimento significa difendere e ripristinare l’integrità della famiglia, ma anche ricostruire il tessuto morale e sociale della società e far diminuire gli errori giudiziari.
COSA CHIEDIAMO
1. che la sottrazione di bambini alla propria famiglia possa avvenire solo sulla base di fatti gravi ed accertati o solo dopo l’acquisizione di prove oggettive attendibili;
2. che le perizie psicologiche-psichiatriche abbiano solo valore di opinioni e non siano considerate direttamente come “accertamento della verità”;
3. che le famiglie abbiano il diritto della parità tra accusa e difesa e che eventuali relazioni negative di assistenti sociali o di altre entità possano essere contestate e che si proceda ad accertare i fatti prima che possa avvenire la sottrazione dei bambini alla famiglia.
Parla la famiglia di Cella. I servizi sociali cambiano idea e chiedono il rientro del minore, ma il giudice si oppone “Nostra figlia di 4 anni rapita dalla giustizia”
Hanno un lavoro, una casa e non sono violenti: “Non sono genitori degni”
JACOPO DELLA PORTA
«DOBBIAMO prendere vostra figlia». Queste parole sono state pronunciate il 7 agosto del 2008 in una stanza della questura di Reggio alla presenza di due assistenti sociali e tre poliziotti: i destinatari di questa comunicazione erano Marco e Francesca (nomi di fantasia per tutelare la figlia), di 39 e 44 anni. «Quando ci hanno detto così non abbiamo fatto scenate - dicono i genitori - Abbiamo pensato prima di tutto alla nostra bimba. Le abbiamo detto di stare calma e che tra pochi giorni l’avremmo portata al mare. Quello che ci ha colpito è che nessuno ci ha chiesto nulla sulla sua salute, eventuali allergie, abitudini alimentari. Nulla, di nulla».
Difficile mettersi nei panni di un padre e di una madre che si trovano a vivere una situazione del genere: ma cerchiamo di capire cosa è accaduto dopo. «Torniamo a casa. Cerchiamo di stare tranquilli. Ci convinciamo che è tutto un equivoco e si risolverà in poco tempo. Siamo sicuri: nostra figlia tornerà presto a casa». Poi i giorni cominciano a passare e non accade nulla. «Iscriviamo nostra figlia all’asilo in attesa che torni. Ai vicini diciamo che è andata al mare con i nonni. Poi però non torna. Cominciamo ad uscire sempre meno di casa, per non farci vedere. Poi per fortuna arriva ottobre e stiamo tutto il giorno chiusi dentro, con le tapparelle abbassate». Francesca nel frattempo abbandona il lavoro: «Sono ausiliaria in un asilo. Ma come faccio ad andare a occuparmi degli altri bambini se non ho più la mia?».
Mentre raccontano questo i genitori non si danno pace: si interrompono a vicenda e non riescono a stare seduti sulla sedia. Sono ben vestiti ed educati, ma portano addosso i segni di mesi di disperazione e spesso quando nominano la figlioletta spuntano anche le lacrime.
Torniamo alle settimane successive all’allontanamento da casa. Marco e Francesca sono distrutti e non possono vedere la bimba. Sulle spalle dei genitori pesa il giudizio della gente, perché in queste circostanze viene spontaneo pensare che in fin dei conti se hanno tolto loro la bimba una ragione ci sarà pure. Già, una ragione deve esserci, anche perché in caso contrario saremmo di fronte a una bimba rapita: una bimba rapita dalla giustizia. Uno scenario inaccettabile: molto meglio dunque pensare che ad avere torto siano loro, due persone che non sanno fare i genitori. Ma se guardiamo da vicino questa storia, e ci prendiamo la briga di consultare i documenti e fissare negli occhi mamma e papà, i dubbi si affacciano e di pari passo cresce un senso di inquietudine.
E se ci fosse stato uno sbaglio? Diciamo pure un sopruso? E se questa famiglia fosse vittima di un macchina infernale che una volta avviata ha finito per stritolarli? In Italia è già successo e per chi non ci credesse può leggere il libro “Rapita dalla Giustizia. Come ho ritrovato la mia famiglia”: è la storia di una bimba prelevata in classe quando aveva sei anni e portata via dalla sua famiglia, fino alla maggiore età, perché si sospettava, falsamente, che il padre abusasse di lei. Ma nel caso della protagonista del libro c’era comunque un elemento, anche se falso, molto grave, il sospetto degli abusi sessuali. Nel caso di Cella non c’è nulla di tutto ciò.
Chi si dà molto da fare per aiutare questa coppia sono l’avvocato Francesco Miraglia e il pedagogista clinico dottoressa Monica Magnani. Con loro ripercorriamo le tappe della vicenda.
Partiamo dall’inizio.
Nel 2007 a seguito di una indagine per droga i carabinieri hanno perquisito l’abitazione della coppia di Cella: non hanno trovato stupefacenti e l’indagine è stata archiviata. Come si sia arrivati a questa perquisizione non lo sappiamo, ma quello che conta è l’esito dell’indagine, cioè l’archiviazione. Però i militari all’epoca della perquisizione fecero una informativa al tribunale dei Minori, sostenendo che l’abitazione della coppia fosse fatiscente. A nostro avviso la coppia vive in una villetta più che dignitosa, con tanto di giardinetto con i giochi, dove anche i bambini del vicinato si recavano spesso (nella foto il salotto della casa). Ma l’informativa mette in moto la macchina: il caso passa in mano a una assistente sociale. I genitori sostengono di non essere mai stati invitati a presentarsi per un colloquio ma il procedimento va avanti e arriva fino alla decisione del 23 giugno 2008, quando il tribunale dispone che la bimba sia affidata a un istituto.
A questo punto notiamo più di una stranezza.
Prima dell’informativa dei carabinieri la famiglia era sconosciuta ai servizi sociali. Nessuno aveva mai denunciato comportamenti anomali da parte della coppia. Nulla di nulla, se non l’indagine poi archiviata dalla procura e un vecchio problema del padre con la cocaina, risalente al 1991 e poi definitivamente risolto dopo un percorso al Sert. Allora, viene da pensare, sarà stata la droga a motivare la decisione. Ma dopo l’allontanamento i genitori si sono sottoposti, di loro volontà, a decine di test delle urine e in un solo caso, nel gennaio di quest’anno, la madre è risultata positiva. Il giudice sostiene che la coppia non si sia presentata con regolarità, mentre loro ribattono di aver fatto almeno 40 controlli in pochi mesi. Il padre, nonostante facesse il camionista, ogni due o tre giorni si recava al Sert. Per il giudice del tribunale dei Minori le analisi delle urine comunque non bastano e la coppia dovrebbe sottoporsi a sue spese all’esame del capello, che a Reggio non viene eseguito e che costa almeno 240 euro. Un’altra domanda sorge però spontanea: se anche la coppia facesse uso di cocaina, cosa che tra l’altro non risulta dalle analisi, sarebbe questo un motivo sufficiente per togliere loro la bimba?
Ad aggiungere un altro elemento di perplessità alla vicenda c’è anche il fatto che dopo un po’ di tempo i servizi sociali di Reggio hanno affidato il caso a un’altra assistente. E le persone che ora seguono la vicenda mostrano un atteggiamento differente: dopo mesi di incontri protetti, dove hanno osservato da vicino i genitori in compagnia della figlia, hanno infatti dato parere favorevole al rientro della bimba in famiglia. «Parlano chiaramente di buona capacità genitoriale e di forte legame di coppia».
Ma ad opporsi al rientro è il giudice di Bologna, che ritiene la coppia inadeguata e che pretende l’analisi del capello. E intanto la bimba come sta? «Quando la incontriamo le diciamo di stare tranquilla - dicono i genitori - Le abbiamo detto che è normale che lei viva in un’altra casa. Non le diciamo che gli altri bambini tornano a casa alla sera. Le abbiamo fatto credere che la realtà è così. Nella struttura dove è stata messa le hanno invece detto che si trova lì perché un giudice ha deciso che i suoi genitori non sono buoni».
I genitori vogliono che la figlia torni a casa, ma dopo tante umiliazioni vogliono che qualcuno riconosca anche di aver sbagliato. Vogliono tornare a camminare per Cella con la figlia per mano e poter dire a tutti che non hanno nulla di cui vergognarsi.
http://www.avvocatofrancescomiraglia.it/wp-content/uploads//Nostra-figlia-di-4-anni-rapita-dalla-giustizia.pdfBambina di quattro mesi sparita con la madre. Il padre, un giovane pugliese, teme che la piccola sia stata portata in Brasile01 gennaio 2010 - Entrambe erano ospitate da un centro di accoglienza per mamme dei servizi sociali di Parma. Da dieci giorni nessuno le ha più viste, la polizia sta cercando di rintracciarle. Il padre, un giovane pugliese, teme che la piccola sia stata portata in Brasile,
di Maria Chiara Perri
Mary (nome di fantasia), quattro mesi e mezzo, è al centro di una contesa internazionale. La mamma brasiliana l'ha portata via dalla casa di accoglienza di Parma dove entrambe vivevano su disposizione del Tribunale dei Minori. Da dieci giorni nessuno ha più notizie di loro. Il papà della piccola, un giovane pugliese, teme che l'ex compagna possa essere fuggita portando Mary, che ha cittadinanza italiana, nel suo Paese d'origine. I servizi sociali il 20 dicembre hanno informato la polizia del mancato rientro della donna e della bambina nella casa d'accoglienza. Da allora, le indagini per rintracciarle non avrebbero dato frutto.
Mary è vittima di una storia intricata iniziata ancor prima della sua nascita. Il padre italiano, Giovanni (nome di fantasia) e la madre brasiliana si sono conosciuti nel 2008 a Parma e nel corso della relazione, durata circa un anno, la donna è rimasta incinta. Secondo quanto riferito dal padre, l'ex compagna avrebbe deciso di non tenere il bambino e di interrompere il rapporto. A quel punto lui ha lasciato Parma, ritornando nel paese d’origine in Puglia. Dopo diversi mesi è venuto a conoscenza del fatto che la donna aveva portato a termine la gravidanza ed era andata a convivere con un sudamericano. La bimba nata, Mary, sarebbe stata riconosciuta da un terzo uomo, un emiliano conoscente della madre, per poterle farle avere cittadinanza italiana.
E' così iniziata la battaglia legale di Giovanni per il riconoscimento di quella che con ogni probabilità poteva essere sua figlia. L'uomo riesce ad ottenere un incontro con l'ex compagna per poter vedere la bimba e con un fazzolettino di carta asciuga la saliva della piccola. Con quello fa fare il test del dna in un poliambulatorio di Parma: positivo. Il padre naturale è lui. Quello legale, un altro italiano. Quello effettivo, il nuovo compagno della madre, un sudamericano.
Giovanni nomina un avvocato e inizia le pratiche per il riconoscimento della paternità, nel timore che la piccola Mary possa essere portata all'estero dalla mamma. Timore che sembra concretizzarsi all'improvviso lo scorso novembre, quando a Parma arriva dal Brasile la nonna della piccola. Il padre vede il rischio di sottrazione della figlia e, test del dna legalizzato alla mano, informa il Tribunale dei Minori. Viene disposto un intervento dei servizi sociali, che portano la piccola di Mary di soli tre mesi in una struttura protetta, togliendola alla madre. La donna informa la stampa di quello che ritiene una grave abuso, ma dopo pochi giorni potrà rivedere la piccola. Entrambe saranno ospitate in una casa d'accoglienza per madri dei servizi sociali di Parma, dove rimarranno per circa un mese in attesa del disconoscimento della paternità dell’emiliano e il riconoscimento di quella di Giovanni. Il padre non può ancora vedere la piccola, ha sue notizie solo tramite contatti saltuari con gli assistenti sociali e con l'ex compagna.
Il 20 dicembre scorso, la scomparsa. Solo dopo otto giorni Giovanni viene a sapere che la sua bimba è stata portata via. Si mette in contatto con la questura di Parma, riferisce tutto quello che sa sulle persone che potrebbero ospitare la madre in Italia. Ma la vera paura è che la piccola Mary abbia già sorvolato l'Atlantico, diventando uno dei tanti bambini contesi da genitori lontani, piccoli innocenti oggetto di estenuanti trattative internazionali.
http://parma.repubblica.it/dettaglio/Bambina-di-quattro-mesisparita-con-la-madre/1817726redirezionare sull'
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